IL 2014

Ormai l’annata 2014 può considerarsi conclusa, anche le ultime uve vendemmiate sono diventate vino ed è il momento di tirare le prime somme sull’annata.

Certo, a guardare l’andamento climatico generale non c’è da fare i salti di gioa , anche se per quanto riguarda le uve bianche in generale, ed il Trebbiano Spoletino in particolare tutti sono concordi sulla grande personalità che questo vitigno riesce ad esprimere anche in annate difficili. ma del resto si sapeva già, e già lo sapevano i coltivatori di vecchia data, che consideravano il Trebbiano Spoletino un bene rifugio, capace di salvare il raccolto anche in annate meno fortunate.

la vendemmia in epoca tardiva, tipica del trebbiano spoletino, non ha influito sullo stato fitosanitario delle uve, resistenti a peronospora ed oidio, certo, le gradazioni non sono state tra le più alte possibili, ma, le temperature mediamente più basse hanno influito notevolmente sull’acidità presente nei mosti prima e nei vini poi,  regalando colori estremamente interessanti.  al naso poi i vini risultano particolarmente profumati, con sfumature uniche che, se preservate, daranno sicuramente grande soddisfazione, per quanto riguarda le sensazioni gustative dobbiamo avere pazienza, e aspettare il naturale affinamento sulle fecce fini,  qui il lavoro di ogni singola  cantina potrà esprimere le differenze di stile e interpretazione.

Certo è ancora presto per dare valutazioni, la strada da qui alla bottiglia è ancora lunga, ma il punto in cui siamo mi sembra decisamente incoraggiante.

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le cerimonie di degustazione

Oggi pomeriggio sarò qui!

L’occasione è ghiotta e le aspettative altissime. In genere non amo molto queste grandi cerimonie di degustazione, perchè si risolvono spesso con una bevuta collettiva senza capo ne coda in un turbine di tipologie diverse, passando tra bianchi, rossi, rosati, spumanti e vini dolci.

Questa volta però, senza farmi forviare dagli ettolitri di vino presente, andrò con una “mission” precisa:

Assaggiare solo Trebbiano Spoletino, prenderò appunti, scattando foto, mi concentrerò solo su questa tipologia. l’obiettivo è avere una visione d’insieme. Quindi basso aspetto critico e grande apertura mentale (in genere sono esattamente l’opposto!).

una volta fatto i compiti, però, voglio divertirmi anch’io (del resto è sabato), quindi come tutti i presenti inizierò la girandola degli assaggi, sconclusionati, assurdi, improbabili, ma divertenti ed a volte pieni di sorprese.

sulla degustazione

bicchiere-vino-bianco

 

 

Degustare un vino, è considerato uno dei compiti più complessi di questo secolo (e forse anche del precedente) sembra necessario avere nozioni delle più disparate arti, conoscere a meladito: annate, vigneti, nomi cognomi indirizzo di produttori, metodi di vinificazione , denominazioni, aneddoti, parcelle catastali, codici fiscali, ecc.

va bè per me è diverso, bere, degustare, apprezzare un bicchiere di vino significa avere la curiosità di mettere :occhi, naso, bocca all’interno di un contenitore ( il bicchiere) cercando di evocare (Proust insegna) i ricordi di una vita, e soprattutto saper scegliere tra due aspetti alquanto facili e al tempo stesso difficili:

Buono

Non buono

ma per potere scegliere dobbiamo andare per gradi, o meglio facciamo una cosa alla volta:

Basta osservare il  colore,i  riflessi del vino nel bicchiere,  le sfumature possono essere tante, diverse o solo una ma tanto intensa da rimanere attaccata nei ricordi per sempre.

Naso nel bicchiere, o anche il bicchiere nel naso, basta concentrarsi per trovare affinità con le proprie esperienze passate, trovando odori diversi, intensi a volte delicati ma sempre ( o quasi) pieni di personalità.

poi il momento più bello di ogni degustazione: vino in bocca passa in ogni parte della cavità orale, le sensazioni percepite sono poche ma sono quelle che riecono a dare equilibrio a ciò che beviamo e che ci fanno dire:

-“Buono mi piace”

-“Cattivo non mi piace ”

il resto è bellissimo, divertente, pieno di sfumature  e ricco di discussioni, ma ciò che che ci rimane impresso è il giudizio finale al bicchiere che abbiamo appen a bevuto.

La materia prima

Ho voglia di aprire un acino di Trebbiano Spoletino per vedere meglio quello che c’è dentro.

acino

Prima di farlo però è il caso di partire dalle foglie.

Lo so questo non è certo il momento migliore per osservare le caratteristiche morfologiche della vite, ma credo ci riuscirò lo stesso.

La foglia che è media pentagonale, a volte cuneiforme quinquelobata e raramente trilobata.

Il grappolo (forse la cosa più interessante) è di media grandezza può essere cilindrico o tendente al conico , serrato (ricorda una pannocchia di mais)ed in genere regolare.

gr

L’acino è medio e sferico con la sezione trasversale regolare

La buccia è consistente di colore giallastro spesso con macchie marroni, la presenza di pruina non è abbondante e possiede un ombelico molto evidente.

Dentro ci sono 4 vinaccioli (i semi dell’uva) e c’è una netta distinzione tra la polpa e la buccia.

Adesso però voglio assaggiare un acino:

si hanno tre distinte sensazioni legate alla parte che si assaggia:

la polpa è la parte più dolce

la buccia è estremamente consistente ed è impossibile da mandar giù perché rimane, anche dopo la masticazione dura e compatta.

La parte più importante e secondo me la  più gradevole, si trova tra la polpa e la buccia, è estremamente aromatica e gradevole, peccato sia così poca!

Tutto questo si può utilizzare nella produzione del Vino?

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Sulla storia:

Dagli anni zero fino al 1908:
le testimonianze storiche di questo periodo vanno da Marziale fino a Carducci , i quali riconoscono tutti una vocazione innata nella produzione di vini bianchi in questo territorio.

Mi piace immaginare che un giovane agricoltore, Tino detto lo Spoletino,
nella sua fattoria coltivasse, oltre al necessario al suo fabbisogno, alcune piante di viti, e avesse scelto una varietà in particolare, che aveva un grappolo cilindrico e serrato ed un acino sferico, aveva scelto questa varietà perché la sua buccia spessa gli permetteva di lasciarlo maturare più a lungo, evitando che la vendemmia potesse interferire con gli altri lavori di campagna.
Le piante venivano allevate insieme al’acero campestre, nei campi insieme alle altre colture.

Ne ricavava un vino dal colore giallo con leggere sfumature dorate che piaceva tanto a lui e alla sua famiglia.
Da quelle parti passarono grandi uomini, che non poterono fare a meno di assaggiare e apprezzare questo vino, genuino, particolare e sicuramente singolare.

Dal 1908 fino al 2000
Un illustre professore (Francesco Francolini) innamorato del territorio, nel 1908 fece uno studio sull’ economia rurale del territorio di Spoleto e scopri che la varietà d’uva più coltivata del territorio era a bacca bianca, che in quelle zone tutti chiamavano Trebbiano Spoletino. Gli agricoltori preferivano questa varietà perché era di buona qualità, resistente alla malattie (soprattutto alla peronospora). Lo colpì particolarmente la biforcazione all’estremità dei grappoli. Ma si soffermò anche sul colore alla maturazione tardiva che faceva diventare gli acini color’oro.
Intorno al 1980 tutti scapparono dalle campagne, e i pochi che rimasero scelsero altre vie rispetto ala faticosa gestione di questa varietà. Solo pochi e decisi agricoltori rimasero fermi sulle loro convinzioni portando avanti la coltivazione e la vinificazione di questa varietà.

Dal 2004 ad oggi:
negli ultimi anni si è studiato molto questo vitigno, e a farlo sono stati importanti istituti di ricerca, nel 2004 la facoltà di agraria dell’università degli studi di Perugia ha omologato un clone il Trebbiano Spoletino 1 ISV-ICA PG.
Nel 2006 il Professor Attilio Scienza ha condotto uno studio individuando 4 biotipi diversi tutti derivanti dal Trebbiano Spoletino, ma con caratteristiche morfologiche diverse.

Nel 2011 nasce la Doc Spoleto che prevede la produzione di un vino a denominazione prodotto da uve Trebbiano Spoletino, e finalmente gli sforzi di quegli agricoltori tenaci che si sono susseguiti nel tempo ha avuto il suo riconoscimento.

Oggi molte cantine, hanno deciso di presentare la loro interpretazione di questo vitigno.